Il carbone e l’ambiente

La caratteristica indiscutibilmente meno nota del carbone è la sua compatibilità con l’ambiente, secondo le normative vigenti. E ciò è ancor più vero nel nostro Paese se si considera che in Italia tutte le centrali a carbone sono certificate EMAS - la certificazione ambientale di standard europeo, più severa rispetto alla certificazione ISO 14001. Tali centrali eccellono anche dal punto di vista dell’efficienza, con un  rendimento medio del 40% rispetto al 35% della media europea ed al 25% dell’Europa Continentale e per le centrali a carbone future si prevedono rendimenti superiori al 46%.

Già la moderna centrale di Torrevaldaliga ha un rendimento del 46%, eguagliata soltanto da un impianto in Danimarca e uno in Giappone.Gli investimenti per abbattere le emissioni inquinanti intervengono su due fronti:

  • sulle tecniche e processi innovativi che migliorano le efficienze energetiche prevenendo all’origine la produzione di emissioni inquinanti;
  • sui sistemi sempre più sofisticati di trattamento dei fumi, quali i desolforatori, i denitrificatori, i depolverizzatori.

Le conseguenze sono una rapida e significativa riduzione di tutte le emissioni inquinanti:

  • anidride solforosa (SO2): le emissioni sono state ridotte per oltre il 70% rispetto a vent’anni fa e sono oggi mediamente intorno ai 100 mg/Nm3 a fronte di un massimo di 200 mg/Nm3 imposto dalle recenti  normative;
  • ossidi di azoto (NOx): dopo una prima forte riduzione negli anni ‘90, le emissioni di NOx sono state ulteriormente ridotte raggiungendo un dato medio pari a 100 mg/Nm3 nettamente inferiore agli obblighi di legge (il tetto è 200 mg/Nm3);
  • emissioni delle polveri: già ridotte del 63% negli anni ‘90, con il 2003 si è registrata un’ulteriore riduzione del 75%: le polveri oggi sono intorno ai 15 mg/Nm3 rispetto al limite di 30 mg/Nm3;
  • ceneri e gessi da carbone: sono attualmente riciclate al 100%. Esse, infatti, trovano un facile riutilizzo nell’ambito della produzione di calcestruzzo, di cemento, della pavimentazione stradale e nella produzione di manufatti da impiegare nelle costruzioni.

Già nel 2000, le centrali a carbone italiane, con ben 10 anni di anticipo rispetto agli obiettivi fissati dalla Conferenza di Kyoto, hanno ridotto del 7,6% le emissioni di anidride carbonica (CO2). In vista degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, l’Assocarboni ha commissionato alla Stazione Sperimentale per i combustibili uno studio sulle emissioni di CO2 al fine di analizzare le effettive emissioni nel corso dell’intero ciclo di vita. Più in particolare, lo studio mette a confronto le emissioni di CO2 di carbone e gas, non solo nel momento della combustione, ma anche nelle fasi pre-combustione.

Il confronto sull’intero ciclo di vita riduce le distanze: le emissioni complessive di gas serra risulterebbero comprese tra i 510 e 670 grammi di CO2-equiv./kWh (420 se il gas fosse prodotto in Italia) per il gas, tra i 780 e i 910 grammi di CO2-equiv./kWh per il carbone.

 

 

Emissioni di CO2 nell'intero ciclo di vita

 

 

 

 

I dati pre-combustione infatti evidenziano un livello di emissione di CO2 maggiore per il gas, con picchi di 288 gr. di CO2-equiv./kWh nel caso del gas russo, mentre, per quanto riguarda il carbone, si registrano emissioni pari a 127 gr di CO2- equiv./kWh nel caso dell’estrazione da miniera sotterranea e appena 12 gr di CO2-equiv./kWh in caso di miniere di superficie.