Il carbone e l’ambiente

La caratteristica indiscutibilmente meno nota del carbone è la sua compatibilità con l’ambiente, secondo le normative vigenti. E ciò è ancor più vero nel nostro Paese se si considera che in Italia 9 centrali a carbone su 13 sono certificate EMAS - la certificazione ambientale di standard europeo, più severa rispetto alla certificazione ISO 14001. Si tratta dell’84% della potenza installata a carbone (equivalenti a 9.500 Mw circa di potenza).Tali centrali eccellono anche dal punto di vista dell’efficienza, con un  rendimento medio del 40% rispetto al 35% della media europea ed al 25% dell’Europa Continentale e per le centrali a carbone future si prevedono rendimenti superiori al 46%.

Già le moderne centrali di Torrevaldaliga e Vado Ligure hanno un rendimento del 46% e sono tra le più innovative d’Europa.Gli investimenti per abbattere le emissioni inquinanti intervengono su due fronti:

  • sulle tecniche e processi innovativi che migliorano le efficienze energetiche prevenendo all’origine la produzione di emissioni inquinanti;
  • sui sistemi sempre più sofisticati di trattamento dei fumi, quali i desolforatori, i denitrificatori, i depolverizzatori.

Le conseguenze sono una rapida e significativa riduzione di tutte le emissioni inquinanti:

  • anidride solforosa (SO2): le emissioni sono state ridotte per oltre il 70% rispetto a vent’anni fa e sono oggi mediamente intorno ai 100 mg/Nm3 a fronte di un massimo di 200 mg/Nm3 imposto dalle recenti  normative;
  • ossidi di azoto (NOx): dopo una prima forte riduzione negli anni ‘90, le emissioni di NOx sono state ulteriormente ridotte raggiungendo un dato medio pari a 100 mg/Nm3 nettamente inferiore agli obblighi di legge (il tetto è 200 mg/Nm3);
  • emissioni delle polveri: già ridotte del 63% negli anni ‘90, con il 2003 si è registrata un’ulteriore riduzione del 75%: le polveri oggi sono intorno ai 15 mg/Nm3 rispetto al limite di 30 mg/Nm3;
  • ceneri e gessi da carbone: sono attualmente riciclate al 100%. Esse, infatti, trovano un facile riutilizzo nell’ambito della produzione di calcestruzzo, di cemento, della pavimentazione stradale e nella produzione di manufatti da impiegare nelle costruzioni.

Già nel 2000, le centrali a carbone italiane, con ben 10 anni di anticipo rispetto agli obiettivi fissati dalla Conferenza di Kyoto, hanno ridotto del 7,6% le emissioni di anidride carbonica (CO2). In vista degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, l’Assocarboni ha commissionato alla Stazione Sperimentale per i combustibili uno studio sulle emissioni di CO2 al fine di analizzare le effettive emissioni nel corso dell’intero ciclo di vita. Più in particolare, lo studio mette a confronto le emissioni di CO2 di carbone e gas, non solo nel momento della combustione, ma anche nelle fasi pre-combustione.

Il confronto sull’intero ciclo di vita riduce le distanze: le emissioni complessive di gas serra risulterebbero comprese tra i 510 e 670 grammi di CO2-equiv./kWh (420 se il gas fosse prodotto in Italia) per il gas, tra i 780 e i 910 grammi di CO2-equiv./kWh per il carbone.

Emissioni di CO2 nell'intero ciclo di vita

I dati pre-combustione infatti evidenziano un livello di emissione di CO2 maggiore per il gas, con picchi di 288 gr. di CO2-equiv./kWh nel caso del gas russo, mentre, per quanto riguarda il carbone, si registrano emissioni pari a 127 gr di CO2- equiv./kWh nel caso dell’estrazione da miniera sotterranea e appena 12 gr di CO2-equiv./kWh in caso di miniere di superficie.

Tra i progetti più innovativi recenti, c’è quello lanciato da ENI ed ENEL, in collaborazione con Enea e Itea, per  realizzare un impianto pilota di cattura e sequestro della CO2 a Brindisi.

L’impianto, da 50 megawatt con emissioni zero, avrà un costo di 100 milioni di Euro ed è previsto in produzione nel 2010. A questi si aggiunge la centrale Enel di Porto Tolle, per cui è prevista la riconversione a carbone, che rientra tra i sei progetti di CCS che usufruiranno dei finanziamenti europei. E’ previsto uno stanziamento di 100 milioni di Euro per l’installazione della tecnologia CCS su un’unità di 660 MW a carbone. L’impianto di cattura sarà in grado di trattare l’emissione corrispondente a 250 MW di produzione elettrica. Inoltre, in Italia l’ENEA, in collaborazione con Ansaldo e Sotacarbo, sta portando avanti una ricerca sulla gassificazione del carbone del Sulcis con separazione della CO2 e produzione di idrogeno, mentre l’ENEL ha avviato un progetto pilota di produzione di idrogeno dal carbone da realizzarsi nell’ambito del Consorzio per l’Idrogeno di Venezia.

Uno degli aspetti più indagati è la possibilità di ricorrere a nuovi sistemi di produzione dell’energia elettrica basati sull’utilizzo dell’idrogeno partendo proprio dal carbone. Gli Stati Uniti in particolare hanno lanciato un progetto pilota del valore di 1 miliardo di dollari - il progetto FutureGen - per la produzione combinata di elettricità e di idrogeno dal carbone. Tale progetto prevede inoltre la sequestrazione della CO2 prodotta.