Comunicato stampa

Assocarboni: chiesto un accordo sul clima alla 21^ Conferenza delle Parti di Parigi.

Il carbone non è il nemico da combattere.

 

Parlando della 21^ Conferenza delle Parti (COP21) in corso a Parigi, Andrea Clavarino – presidente di Assocarboni e delegato del Governo italiano al consiglio CIAB, organo consultivo sul carbone della IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) – ha chiesto un accordo sul clima in grado di integrare gli imperativi ambientali con i legittimi obiettivi di sicurezza energetica, sviluppo economico ed eliminazione di condizioni di povertà.

“Un efficace accordo sul clima è essenziale per salvaguardare la salute pubblica -  ha dichiarato Andrea Clavarino - ma negli ultimi decenni l'industria del carbone ha fatto enormi passi verso la sostenibilità ambientale e per questo motivo non va considerata come il ‘nemico da combattere’. Oggi il carbone garantisce costi contenuti e sicurezza energetica ed è quindi il combustibile ottimale per accompagnare la crescita delle rinnovabili sulla strada della mitigazione dei cambiamenti climatici.”

Diverse fonti e autorevoli istituzioni invitano infatti alla cautela nell’attribuzione delle responsabilità per il cambiamento climatico:

1. Uno dei centri di ricerca medico-scientifica indipendenti più autorevoli al mondo, l’iPRI-International Prevention Research Institute, ha dimostrato in un suo studio che non c’è stata alcuna evidenza di aumento o diminuzione del rischio di mortalità né di altri effetti sulla salute delle persone che lavorano in centrali a carbone o dei residenti nelle vicinanze, associabili direttamente con le emissioni inquinanti degli impianti. In particolare nel periodo dal 2000 al 2010 le emissioni europee di polveri sottili PM2,5 sono diminuite complessivamente del 15%, mentre nel settore termoelettrico la riduzione è stata del 41,5%.

2. Per quanto riguarda la mortalità associata all’inquinamento atmosferico, su cui si è espressa di recente anche l’Agenzia europea per l’ambiente, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha dichiarato che 4,3 milioni persone muoiono ogni anno per le conseguenze dell’inquinamento “indoor”, e circa l'85% di queste morti sono causate dalla combustione di biomasse.

3. La gran parte dell'inquinamento atmosferico non è causata dai combustibili fossili e anche secondo uno studio realizzato da un team internazionale di ricercatori presso l’Istituto Max Planck di Mainz, ogni anno 3,3 milioni di persone muoiono prematuramente in conseguenza dell’inquinamento dell’aria: la causa principale a livello mondiale, viene individuata nell’agricoltura e nei piccoli fuochi domestici, mentre i settori dell’industria e dei trasporti seguono soltanto a distanza.

In paesi come India e Cina infatti, un terzo delle morti premature è da attribuire ai piccoli fuochi domestici, che rilasciano nell’aria gas tossici come il monossido di carbonio (CO), l'ossido di azoto (NO) e le particelle di polvere.

Al contrario, una delle principali fonti di inquinamento dell’aria in Europa, Turchia, Giappone e costa Est degli Stati Uniti risulta essere l’agricoltura, con l’ammoniaca che viene rilasciata in atmosfera a seguito dell’utilizzo di fertilizzanti e delle pratiche di allevamento intensivo, e che attraverso reazioni chimiche si combina in solfato e nitrato di ammonio.

La produzione elettrica da carbone ha un ruolo marginale in termini di contributo all’inquinamento atmosferico, anche in considerazione degli efficienti sistemi di abbattimento delle emissioni applicati con l’implementazione delle tecnologie sviluppate negli ultimi anni.

Lo sviluppo di centrali che impieghino tecnologie a elevata efficienza e basse emissioni (HELE: High Efficiency Low Emission) e l'adozione della tecnologia Carbon Capture and Storage (CCS) per la cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica, rappresentano un passaggio fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di salvaguardia del clima a livello globale.

Rispetto alle più obsolete e meno efficienti tecnologie impiegate nel passato, i moderni impianti ad alta efficienza e a basse emissioni disponibili oggi in Italia per la produzione di energia elettrica, emettono tra il 25 e il 33% di CO2 in meno e sono in grado di ridurre significativamente tutte le altre emissioni inquinanti.

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