La strada verso le rinnovabili? Passa dal carbone

In Italia il carbone non solo può convivere con le rinnovabili, ma rappresenta la strada principale verso la transazione energetica “verde”.

Il pensiero di Andrea Clavarino

Prezzi bassi e stabili, impatto ambientale limitato, investimenti per 5,5 miliardi di euro in grado di garantire 5.000 posti di lavoro. Per il presidente di Assocarboni, Andrea Clavarino, non c'è dubbio: in Italia il carbone non solo può convivere con le rinnovabili, ma rappresenta la strada principale verso la transazione energetica "verde". Secondo il rapporto Aie dello scorso dicembre la quota del carbone nel mix energetico mondiale continuerà a salire nei prossimi anni, fino a superare quella del petrolio entro il 2017. La Germania annuncia l'apertura di 9 nuove centrali al 2015 per far fronte all'uscita dal nucleare e al costo degli incentivi alle Fer. Dunque il carbone ha un futuro nel panorama energetico mondiale? Negli ultimi dieci anni la domanda mondiale di carbone è aumentata di circa il 55%, una crescita superiore a qualsiasi altra fonte di energia, comprese le Fer. Anche in Europa, dove il combustibile detiene la leadership e vale il 30% della domanda elettrica, il consumo è salito. Ma, mentre da diversi anni il carbone è indiscusso leader di mercato con una quota di circa il 41% a livello mondiale seguito dal nucleare e dal gas, in Italia questa percentuale è ferma al 12%. Nel 2012 anche i Paesi più avanzati hanno aumentato le importazioni di carbone: la Gran Bretagna (+31%), la Germania (+6%), la Francia (+13,7), a dimostrazione che nelle economie che funzionano il carbone è parte della soluzione. E' significativo sottolineare che la Germania produce il 47% dell'elettricità da carbone, ben 7 volte di più in termini quantitativi assoluti rispetto a quanto facciamo noi in Italia. Come diceva, da noi si fatica ancora molto. Sul progetto di Repower a Saline Joniche pesa addirittura un referendum svizzero, che rischia di bloccarne lo sviluppo. Mentre Enel ha dovuto far ripartire la Via per Porto Tolle, la riconversione di Fiumesanto (E.ON) è ferma e sul progetto di rilancio della Carbosulcis pesa ancora il possibile giudizio negativo della Commissione Ue. In Italia, i nuovi progetti con le più avanzate tecnologie sono in itinere da diversi anni: prevedono investimenti per oltre 5,5 miliardi di euro e la creazione di più di 5.000 posti di lavoro. Garantiranno una efficienza media del 46%, risultati che solo alcuni nuovi impianti in Giappone e Danimarca possono eguagliare, con un impatto ambientale del tutto marginale e similare (se non migliore, nelle abituali condizioni di esercizio in Italia) ai moderni impianti di generazione elettrica alimentati a gas. In media le nostre centrali a carbone hanno un'efficienza del 39% rispetto al 35% di quelle europee. Sarebbe un grave errore disperdere gli investimenti fatti dagli operatori del settore. Si tratta di opere strutturali fondamentali per il nostro Paese e di grandi commesse per le opere di costruzione: 4.170 MW di nuova potenza efficienti e tecnologicamente avanzati che contribuirebbero a diversificare ed equilibrare il nostro mix produttivo. E' possibile in Italia far convivere Fer, gas e carbone? E quali misure occorrono? Fonti tradizionali e rinnovabili non sono in contrasto, anzi è proprio dalla loro coesistenza che il paese può trarre i maggiori benefici, guadagnando in competitività e sicurezza energetica. Assocarboni auspica un maggior allineamento del mix energetico italiano a quello di paesi quali Germania e Regno Unito, che su carbone e rinnovabili hanno invece costruito la propria competitività. In tutto il mondo le grandi masse di energia sono garantite da tre principali fonti: nucleare, carbone e grande idroelettrico. Ma in Italia il nucleare non è percorribile e il settore idroelettrico è ampiamente sfruttato. Pur aderendo agli obiettivi comunitari di lungo e lunghissimo periodo della Energy Roadmap 2050, nella fase di transizione e accompagnamento verso uno scenario di decarbonizzazione l'Italia non può prescindere dal carbone, l'unica risorsa in grado di garantire sicurezza di approvvigionamento e reale abbattimento dei costi. Infatti, mentre il prezzo del gas è strettamente legato ai prezzi del petrolio del quale eredita la componente di volatilità, il carbone ha costi competitivi e stabili. Secondo l'Autorità per l'Energia se le centrali elettriche italiane usassero carbone quanto nel resto d'Europa, il costo dei combustibili sul valore complessivo del chilowattora scenderebbe del 10%. I prezzi bassi della CO2 e della commodity, che hanno rilanciato il carbone, sono condizioni destinate a durare? I prezzi della CO2 continueranno ad essere bassi, a causa della crisi economica, e - allo stesso modo - avverrà anche per i prezzi del carbone, vista la grande disponibilità di offerta in eccesso rispetto ai consumi. Il calo della domanda e la spinta verso l'efficienza energetica non rischiano di rendere inutili nuove centrali? L'eccesso di potenza installata in Italia è difficilmente riconducibile alle centrali a carbone, che invece rappresentano la spina dorsale del sistema elettrico italiano e grazie al ciclo produttivo costante sono in grado di fornire un importante "back-up" per il rischio di "black-out" generato dalla produzione di altre fonti più intermittenti.

 

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